Arrivederci inverno
Inverno
Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
(Tutti morimmo stento, 1968)
Vi ho riportato il testo di questa canzone di De Andrè perchè ormai l’inverno è finito e mi sembrava doveroso porgergli un ultimo saluto. Come annuncia il titolo del post non è un addio ma soltanto un arrivederci perchè finchè esisterà il mondo le stagioni si susseguiranno in un eterno ritorno. Quell’eterno ritorno che, come nelle stagioni, è nell’amore, nella gioia, nel dolore, nell’alba e nel tramonto.
“In Inghilterra, nel Settecento, era in voga un genere poetico chiamato “poesia stagionale”. I poeti che la praticavano cantavano le stagioni dell’anno ed i riflessi delle loro atmosfere sull’animo umano. De André fa qualcosa di simile, scegliendo l’inverno come specchio di una condizione generale della vita dell’uomo e del mondo: l’inverno è l’immagine della natura che si annulla nel bianco della neve e nel nero degli alberi spogli, e in questo è simbolo della ciclica fine di tutte le cose. “
(Doriano Fasoli, Fabrizio De Andrè, passaggi di tempo)
Non dobbiamo essere felici che l’inverno è passato perchè è l’inverno con il suo biancore e la sua impressione di morte a far risplendere nei suoi colori e nella sua promessa di vita la primavera. Saranno parole fatte ma cosa sarebbe l’amore se non un pallida condizione di piacere se non rifulgesse nel dolore della sua perdita? E così ogni cosa che contraddistingue questo mondo.
Aspetto speranzoso un vostro commento per sapere cosa ne pensate su quanto scritto e sulla canzone con cui vi lascio….


Gnamo ha detto,
25 marzo 2009 a 19:26
Grandissima l’idea di Inverno (che in un certo senso mi hai anticipato visto che volevo postrla anch’io) e non aggiungo altro perchè è la mia canzone preferita di De André. Davvero molto belle anche le parole scritte, indici di una condizione esistenziale tutt’altro che semplice o scontata. Tuttavia non sono dispiaciuto di lasciare l’inverno alle spalle, anche perchè, tuttavia, ‘un’altro inverno tornerà domani’.
Letizia ha detto,
24 aprile 2009 a 22:28
Un po’ in ritardo, ma come sai sono un’appassionata di Faber, quindi come nn commentare? Bellissima canzone, malinconica nelle sonorità ma piena di vitalità nel messaggio…la ruota delle stagioni che gira e non si ferma mai…